Tasmania



E nella memoria più recente affiora il paesaggio della Tasmania, che sulle tele assume i toni di grigi e di verdi ghiacciati e raccolti in una luce diffusa raggiunta dopo un insistente ricerca dell’effetto desiderato.

La roccia, l’acqua, quella linea dell’orizzonte cara all’artista tanto da diventare una parte inscindibile dall’intera composizione, tutto assume un tono particolare. Il colore si schiarisce, la terra rossa diventa quasi bianca, fino a che Bottarelli non si convince della totale trasfigurazione nel ricordo della natura. È una natura che ha assunto il ruolo della distanza, dunque, dopo che l’artista ha lasciato quei luoghi e quelle temperature calde e umide per riappropriarsene nel suo studio. È raccontata, nell’opera, la distanza necessaria a non creare una sterile competizione con la natura che rimane, per sempre, uno spunto, un’occasione da cui partire.

È importante, per meglio comprendere questa pittura, accostarvisi in modo consapevole, poiché quest’esperienza artistica possa essere un’esperienza universale, al di là degli steccati delle mode del momento, che ci vorrebbero tutti allineati sul binario del neopop, del virtuale e della schizofrenica complessità postmoderna.

Vittoria Coen

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