Sintomi netti sono i “Paesaggi d’Islanda”, nati, per la prima volta dopo tanti anni, esplicitamente sur le motif ancora, non è quasi necessario ribadirlo, un motif riletto in chiave tutta emotiva e non certo descrittiva (ognuno ha la propria Etretat, la propria Sainte Victoire dimenticata a memoria). Eppure quegli accostamenti di verdi e di rosa sono già in natura, non necessitano d’invenzione, ma solo di capacità di vedere e ridare in pittura.
Ciò che Bottarelli avverte in questo ciclo è, anzitutto, l’impossibilità di descrivere e ciò che accentua è la capacità di guardare: una partita a scacchi con la natura e con lo sguardo; troppo ravvicinato, quest’ultimo, tanto da farsi interno, e pieno, ubriaco di colore, disorientato per infinitezza, sismografo di una sensibilità eccitata che chiede ora al disegno di riprendere, secondo modalità differenti, il suo ruolo ordinatore, di suggello mentale al crescere della forma.
Walter Guadagnini
