Bruce Chatwin – Le vie dei canti
Perché tutti questi viaggi, quasi sempre in luoghi estremi, le cui impressioni tornano, poi, stravolte, sulla tela?
«Perché fondamentalmente sono un sedentario…Voglio dire che quando mi muovo, ho bisogno e ho voglia di vedere e di confrontarmi con situazioni che siano profondamente diverse da quelle della mia quotidianità tra Bologna e Milano, sia da un punto di vista naturale che da quello culturale, non amo le mezze misure».
Cosa l’ha colpita di più dell’Australia?
«Quello che spero si veda in questi lavori: il colore rugginoso della terra del deserto australiano, che è un rosso inimmaginabile; le distese infinite e veramente vuote, piatte di questo deserto, nel quale puoi fare sei ore di macchina senza che il paesaggio cambi, solo qualche cespuglio qua e là; le montagne, strani “panettoni” che appaiono all’improvviso nel vuoto, contro un cielo di un azzurro intensissimo».
Il rischio dello straniero che si ferma alla superficie delle cose?
«Io non descrivo, interpreto, quindi non lo avverto. E la soddisfazione più grande l’ho avuta da un amico australiano, che mi ha chiesto se conoscevo le leggende relative al serpente che scende dalla montagne per fecondare la terra, poiché gli pareva di vedere la forma del serpente in una di queste opere: non ne sapevo niente, è la pittura che fa tutto».
Walter Guadagnini
